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11/06 2010

Caminetti & Stufe – Caldo Sicuro

La scelta di una stufa o di un caminetto non si deve limitare all’estetica o alle dimensioni. Deve considerare anche aspetti fondamentali per l’installazione, come la qualità dei tubi della canna fumaria, la loro distanza da materiali infiammabili, la qualità dei fumi e della combustione e altri particolari indispensabili per un impianto efficiente e sicuro. Di Riccardo Oldani

Ogni anno in Italia si registrano circa 20.000 casi di incendio legati al malfunzionamento di una stufa o di un caminetto. Sono episodi che riguardano soprattutto la canna fumaria e che nella maggior parte dei casi vengono rapidamente risolti dai Vigili del Fuoco.
Ma sono comunque situazioni di pericolo, che si traducono anche in un costo per la collettività. In Germania ed in Austria, invece, i casi di incendio della canna fumaria sono rarissimi. Com’è possibile una simile differenza? «Stufe a legna e camini sono sicuri ed efficienti», dice Dante Bozzetto, Presidente di Assocosma, l’Associazione Nazionale dei Costruttori, installatori, verificatori e manutentori di apparecchi ed impianti a biomassa ed opere di evacuazione fumi «ma sono impianti termici né più né meno della caldaia a gas, e richiedono un’installazione ad hoc, un collaudo e una manutenzione regolare.
In Germania e Austria tutto questo è controllato. Non si può per esempio utilizzare un camino o una stufa in un’abitazione se non sono stati collaudati. In Italia le norme esistono ma non si applicano, perché non esistono i controlli ». Bozzetto è intervenuto su questo tema al recente Greenergy Expo, la fiera sulle energie rinnovabili che si è tenuta a Fieramilano Rho dal 25 al 28 novembre scorsi. Insieme a lui anche rappresentanti di aziende produttrici italiane che rappresentano un comparto di eccellenza, altamente qualitativo e tecnologico. Ma il loro lavoro rischia di venire vanificato dalla scarsa conoscenza tecnica del pubblico e soprattutto dalla scarsa preparazione di molti rivenditori e installatori.

Particolari importanti
Secondo Federica Nalon, titolare di Apros, azienda che realizza prodotti e accessori per la fumisteria, «il problema è che chi acquista una stufa o un camino tende a considerare più l’estetica che l’efficienza e non si preoccupa affatto, per esempio, di una parte fondamentale come la canna fumaria, che va sottoposta a manutenzioni regolari, almeno una volta all’anno. Ma soprattutto che va realizzata secondo criteri ben precisi e con materiali di qualità. Dovrebbe essere il rivenditore a istruire l’acquirente, spiegandogli i dettagli e cercando di capire non soltanto le sue esigenze, ma anche dove e come verrà installata la stufa. Nella maggior parte dei casi sarebbe importante un sopralluogo, per dimensionare bene l’impianto e per verificare la situazione delle canne fumarie e la necessità di eventuali interventi. Insomma, bisogna fare formazione, soprattutto su rivenditori e installatori. Ed è quello che da parte nostra stiamo cercando di fare, con incontri periodici nella nostra sede». Anche Assocosma pone l’accento su questo aspetto: «Proprio in queste settimane», dice Bozzetto, «abbiamo terminato la messa a punto del nostro progetto per una scuola di formazione e qualificazione professionale degli addetti, incentrata soprattutto sull’aspetto della sicurezza e indirizzata a coinvolgere e responsabilizzare tutti coloro che lavorano nel settore».
La scuola è stata presentata a Progetto Fuoco e prevede un intenso programma di corsi. Per tutti sono poi disponibili, sul sito dell’associazione (www.assocosma.eu), tre interessanti guide, scaricabili gratis e stampabili, sulla combustione a fiamma pulita, sulla canna fumaria e sullo spazzacamino, una figura professionale che faceva parte della nostra tradizione fino a non molti decenni fa e poi è andata via via scomparendo, ma la cui funzione è essenziale per il buon funzionamento di qualsiasi stufa o caminetto. Le tre guide, che fanno parte di un programma di informazione articolato su una uscita l’anno, sono molto utili per chi desideri acquistare una stufa o un caminetto (o anche una caldaia a legna) e voglia orientarsi tra le tante tipologie in vendita.

L’importanza degli specialisti
Fondamentale poi sapere come va strutturata o attrezzata la canna fumaria. «Chi vuole il camino o la stufa lo colloca in ambienti frequentati da tutti i componenti della famiglia, come il soggiorno, e non in un locale tecnico. A maggior ragione per questo motivo dovrebbe preoccuparsi della sicurezza del suo impianto per tutta una serie di aspetti.
Per esempio si può misurare il contenuto di polveri sottili, così come la portata dei solai, che devono essere naturalmente in grado di sostenere il peso aggiuntivo dell’impianto termico senza problemi strutturali. Va verificata anche la distanza di sicurezza dei tubi da pareti infiammabili.
Insomma, l’installazione di stufa e camino devono seguire una progettazione specifica per avere sistemi ad alto rendimento e alta efficienza». Questo, non solo per la sicurezza, ma anche per dare un autentico senso al proprio investimento. Gli impianti termici a legna sono potenzialmente molto efficienti, con rendimenti fino al 90%, producono un calore pulito, sono ecologici, contribuiscono ad aumentare la produzione nazionale di energia da fonti rinnovabili e non hanno un impatto negativo sulle emissioni inquinanti.
A patto però che nascano nel modo giusto e siano progettati da specialisti, senza affidarsi al caso.

Occhio al marchio
L’importanza è che i prodotti scelti riportino il marchio CE, almeno in attesa che anche in Italia si disponga di dotare ogni impianto installato di una “targa fumi” o di un libretto che riporti le condizioni minime di sicurezza e la frequenza dei controlli. Il marchio CE è stato introdotto per stufe e caminetti ed è in sostanza una dichiarazione di conformità dei produttori rispetto a una serie di norme che riguardano la sicurezza, le prestazioni e le istruzioni che devono accompagnare il prodotto. «Non tutti i produttori però si sono adeguati», avverte Roberto Perino de La Castellamonte, storico marchio piemontese che produce tradizionali stufe in maiolica, «e quindi c’è la necessità da parte dei venditori di indirizzare i clienti verso prodotti a norma e verso quelli che hanno un’efficienza più elevata, sia per un fatto di sicurezza e di convenienza dell’investimento, sia per dare valore all’impegno delle aziende più attente, che si adoperano per un miglioramento continuo delle prestazioni e delle tecnologie.
Un produttore serio in teoria non avrebbe nemmeno bisogno dell’imposizione di un marchio per sviluppare un prodotto sempre migliore e sempre più qualitativo. Lo sviluppo di soluzioni sempre più efficienti e sicure dovrebbe essere la prima motivazione per chi opera in questo settore». Purtroppo però, siccome non sempre e così, facciamo attenzione alla presenza del marchio CE e chiediamo di dare un’occhiata al libretto di istruzioni della stufa o del camino prima di procedere all’acquisto.

La questione della legna
L’efficienza dell’impianto poi non si garantisce soltanto con un’installazione a regola d’arte. Un ruolo fondamentale è giocato dal combustibile, cioè della legna. In Italia la materia prima non manca: «Abbiamo 8 milioni di ettari di foreste», dice Raffaele Spinelli, ricercatore dell’Istituto per la valorizzazione delle specie arboree del Cnr (Cnr-Ivalsa), «un’estensione importante, che va gestita e non abbandonata a se stessa, anche per un fatto di tutela idrogeologica.
Il bosco curato è una garanzia di migliore stabilità del terreno e consente di prevedere un’attività di diradamento programmato che mantiene l’equilibrio ambientale ed evita un’eccessiva concentrazione di piante, facile veicolo d’incendi e di parassiti. Ma anche la macchia che si espande in terreni un tempo liberi va gestita.
Per esempio negli alvei dei fiumi, spazi che vanno tenuti liberi per ridurre il rischio di alluvioni». Quindi la disponibilità di legna in Italia c’è e garantisce, come sottolinea ancora Dante Bozzetto, «combustibile a chilometri zero, prodotto e consumato nello stesso territorio, senza impatto ambientale legato al trasporto.
È una forma di energia pulita ma va anche controllata. In Germania per esempio i fornitori hanno l’obbligo di indicare all’acquirente la percentuale di umidità della legna venduta, che non deve essere superiore al 15% per garantire una combustione ottimale. Questo in Italia non viene fatto, anche se esistono strumenti, come i misuratori di umidità, di cui chiunque può munirsi per effettuare controlli in proprio». Un’umidità contenuta entro il 20%, che corrisponde alla legna tagliata ed essiccata in modo corretto per circa due anni, è fondamentale per un utilizzo ideale della stufa. È importante usare materia prima non trattata, nelle quantità indicate dal produttore per non produrre fumi a temperatura troppo elevata che potrebbero provocare danni o rotture all’impianto: i ciocchi vanno dimensionati secondo le indicazioni del costruttore, inseriti in orizzontale (in verticale soltanto nei camini aperti) e mai in eccesso.

 

 

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